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Offensiva nei mercati asiatici, spinta sull’e-commerce e maggior sostegno ai beni strumentali.

Sono le principali linee guida del Piano per il made in Italy che andrà in scena nel 2017, condivise dalla cabina di regia per l’internazionalizzazione che si è svolta ieri alla Farnesina. Le iniziative in programma saranno supportate complessivamente da 203 milioni (se, come appare praticamente certo, verrà confermato un nuovo stanziamento di 100 milioni nella manovra) e rappresentano un cambio di passo rispetto al 2015-2016, dettato anche dai risultati fin qui ottenuti e dal mutato contesto di un commercio globale in frenata.

Tra il 2013 e il 2015, in un contesto globale in progressivo rallentamento, l’Italia ha mantenuto una quota stabile di export al 2,8%, mentre solo Usa e Germania guadagnavano metri e il Regno Unito calava.

Nella prima parte del 2016, soprattutto a causa delle dinamiche di alcuni grandi mercati extra Ue, le esportazioni complessive non sono andate oltre lo -0,1% (tra gennaio e agosto su base annua), tuttavia nei prossimi tre anni l’export italiano dovrebbe registrare un aumento del 3,9% stando alle conclusioni della cabina di regia. Crescita da intercettare con un nuovo mix di iniziative promozionali, che privilegi Paesi e settori a maggior crescita.

Nell’ultimo triennio le iniziative coordinate operativamente dal ministero dello Sviluppo economico e dall’Agenzia per il commercio estero Ice hanno permesso alle imprese italiane di fare molto bene su mercati maturi e sofisticati come gli Usa o le grandi piazze europee, ma è rrimasto sottotraccia il potenziale di diverse economie emergenti. Per cambiare passo si punterà in modo specifico su 28 Paesi , di cui otto in Asia: Cina, India, Pakistan, Australia, Giappone, Corea, Indonesia e Vietnam. Alle iniziative per il mercato asiatico, con la Cina in prima fila, nel 2017 andrà un budget di 31,6 milioni, il 5,4% di quanto messo in campo quest’anno. Nel contempo si punta a mantenere il livello di investimenti negli Stati Uniti e in Unione europea (in particolare in Germania) e a rilanciare sulla Russia, dove l’export italiano – anche a causa di sanzioni e contromisure – è crollato del 31% tra il 2013 e il 2015.

Proprio la Russia è stato tra i Paesi direttamente citati dal ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni,che ha aperto la riunione della cabina di regia. «Il ruolo della Farnesina – commenta Gentiloni – è fondamentale per accompagnare l’espansione del sistema Italia. Mi riferisco, tra gli altri, all’apertura con l’Iran, allo sforzo di dialogo con la Russia, alla progressiva normalizzazione dei rapporti con l’India e all’azione di consolidamento in Cina». Per Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo, che ha co-presieduto la riunione insieme a Gentiloni, il piano 2017 è in un certo senso il completamento di quanto da lui tracciato già negli anni scorsi con il ruolo di viceministro.«Ora dobbiamo proseguire e rafforzare le attività di sostegno al nostro export – osserva – per raggiungere tutto il potenziale inespresso». I numeri, da questo punto di vista, sono chiari. Nel confronto tra export effettivo e potenziale, calcolato sull’incremento tra il 2013-2016, i Paesi maturi – Usa, Germania, Giappone, Corea, Francia solo alcuni esempi – offrono uno spazio aggiuntivo di 5 miliardi di euro (20 miliardi contro 25). Invece le economie emergenti – Cina, Messico, Turchia, Brasile, Indonesia, India, Vietnam tra gli altri – rappresentano un’“autostrada” da 21 miliardi (2 miliardi effettivi contro 23 potenziali).

Nel biennio 2015-2016 il piano made in Italy ha dedicato lo sforzo maggiore ai settori dei beni di consumo e dell’agroalimentare, in linea con il focus sulla grande distribuzione degli Usa e con gli impegni assunti per Expo. Nel 2017 si rafforzerà invece il supporto ai beni strumentali, con azioni mirate per la meccanica e la tecnologia industriale anche in chiave Industry 4.0. Alla promozione di questo settore saranno dedicati 37,6 milioni, 11 in più del 2016. Nel complesso, restano comunque più elevati i budget per i beni di consumo, 63,9 milioni (-4,7%) e l’agroalimentare, 45,5 milioni (-4,9%). Agli interventi trasversali ai vari settori – con voucher per i temporary manager, programma “Alti potenziali”, e-commerce eccetera – andranno invece in totale 56,4 milioni, in aumento del 7% rispetto a un anno fa.

Fonte: Sole24Ore – di Carmine Fotina

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